giovedì 19 giugno 2014

Il carcere di Augusta riapre l'arena "Gattabuia" con i concerti della Brucoli swing brothers band


Al via da sabato 21 alle ore 17.30 presso l'arena Gattabuia, spazio aperto del carcere di Augusta, i concerti della Brucoli swing brothers band. Ad esibirsi saranno i detenuti del coro polifonico dell'istituto diretti da Maria Grazia Morello. Le date delle repliche successive sono quelle del 25, 26 e 27 Giugno sempre alle 17.30.

I concerti saranno anche l'occasione per una raccolta di fondi per l'acquisto di generi di pulizia per detenuti indigenti. Chi desidera assistere ad uno degli spettacoli potrà prenotarsi inviando una mail alla casella di posta elettronica spettacolocanto2014@gmail.com entro giorno 18 indicando nome, cognome e data di nascita.

L'iniziativa costituisce un'altra tappa dell'operazione carcere e territorio dopo la rappresentazione teatrale "Settimo ruba un po' meno" di Dario Fo a cui hanno assistito quasi mille spettatori esterni, fra essi autorità, attori e registi come Francesco Scianna, Elisabetta Pozzi, Daniele Salvo, oltre a cittadini e studenti.
Ci si può comunque accreditare al n. di fax 0931 981368 o alla casella mail cr.augusta@giustizia.it
(tratto da siracusanews.it)




venerdì 13 giugno 2014

Sabato mattina in piazza Stesicoro iniziativa per i diritti delle persone transgender

Gianmarco Ciccarelli (Radicali Catania) e Vittoria, attivista per i diritti LGBT


Sabato 14 giugno dalle 10,30 alle 12,30 si terrà in piazza Stesicoro una mattinata di volantinaggio e raccolta firme per la petizione a favore del ddl 405, proposto del Senatore Sergio Lo Giudice, che divincola la procedura per il cambio anagrafico del nome e del sesso dall'intervento chirurgico. Risoluzione necessaria dato che il periodo di transizione può durare molti anni e che molte persone transgender scelgono di non operarsi affatto.

Secondo il report della Commissione Europea Trans and intersex people. Discrimination on the grounds of sex, gender identity and gender expression la situazione dell’Italia appare desolante collocandosi al livello 2 nella Rainbow Map del 2012, al pari della Lituania e seguito da Georgia, Lettonia, Bielorussia, Russia, Turchia, Armenia, Ucraina.

Al tavolo sarà presente Vittoria, la studentessa che si batte per i diritti delle persone transgender. Prossima alla laurea, Vittoria ha presentato - supportata anche dai Radicali Catania - l’istanza per l’adozione del doppio libretto nell'università di Catania. Radicali Catania auspicano che la coraggiosa studentessa possa proseguire il suo percorso universitario con il nome femminile come è possibile fare in numerosi atenei tra i quali quelli di Torino, Bologna, Napoli, Padova, Pisa, Milano e della vicina Palermo.

Sarà inoltre possibile firmare l’appello dell’Associazione Radicale Certi Diritti rivolto al Parlamento affinché risponda all'invito della Corte Costituzionale che con la sentenza n. 138 del 2010 ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali e sollecitato il Parlamento a legiferare.

venerdì 16 maggio 2014

Sabato 17 maggio dalle 10.30 presidio radicale in piazza Lanza

Sabato 17 maggio dalle 10,30 alle 12,30 avrà luogo un presidio radicale davanti alla casa circondariale di piazza Lanza.

Mancano dieci giorni alla scadenza dell’ultimatum della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che con la sentenza pilota “Torreggiani” ha condannato lo Stato italiano per i trattamenti inumani e degradanti sistematicamente inflitti alle persone ristrette negli istituti penitenziari del nostro paese.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato ieri al capo del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria ha sottolineato ancora una volta “la critica, intollerabile situazione di sovraffollamento, cui è urgente porre rimedio”.


I Radicali - da anni in prima linea per un provvedimento di amnistia e indulto, necessaria precondizione per una complessiva e non più rinviabile riforma della giustizia – invitano i detenuti, i familiari dei detenuti, gli operatori penitenziari, gli esponenti politici, gli avvocati e tutti quei cittadini che abbiano a cuore democrazia e Stato di diritto ad aderire al Satyagraha radicale per l’Amnistia e la Giustizia e a sostenere, anche con l’iscrizione al Partito Radicale, la lotta nonviolenta di Marco Pannella per l’ “immediata fuoriuscita dell’Italia dalla condizione di flagranza tecnicamente criminale” in cui si trova con riferimento alla situazione di illegalità della giustizia e della sua appendice carceraria. 

martedì 29 aprile 2014

Carceri inumane: il caso di Giarre. Mozione Radicali Catania

Documento dell'associazione Radicali Catania sulla morte di Nicola Sparti nel carcere di Giarre (CT) il 25 aprile.

Quella del giovane Nicola Sparti è l'ennesima morte in carcere che poteva - e doveva - essere evitata!
Ci chiediamo perché Sparti si trovava ancora ristretto in carcere se i medici - come ha dichiarato il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria - avevano certificato per ben due volte che le sue condizioni di salute non erano compatibili con il regime carcerario? Le condizioni carcerarie denunciate dal suo avv. Enzo Merlino e dal medico legale Edoardo Tusa - intervistati da Sergio Scandura di Radio Radicale - prefigurano purtroppo il classico caso nel quale nessuno risulterà responsabile.

Segnaliamo che le condizioni di degrado e di abbandono del carcere di Giarre sono state dettagliatamente descritte nell'interrogazione parlamentare presentata da Rita Bernardini dopo una visita a sorpresa effettuata il 3 aprile 2011; in questa interrogazione (a cui i ministri interrogati non hanno fornito alcuna risposta) vengono sottolineate le gravissime criticità dell'istituto in particolare sotto il profilo dell'assistenza sanitaria e della carenza di agenti di polizia penitenziaria, nonché in relazione al ruolo e ai ritardi della magistratura di sorveglianza.
  
L'associazione Radicali Catania si 'limita' a denunciare che, nel complessivo degrado della condizione delle carceri in Italia, la Sicilia è appesantita da fatti politici che aggravano ulteriormente il grado di afflizione cui sono sottoposti i detenuti nell'isola.
Nel caso di Nicola Sparti, quarantacinquesimo decesso in carcere dall’inizio del 2014, riteniamo molto probabile che siano intervenute, perlomeno come concause, almeno le seguenti inadempienze specificamente imputabili alla Regione:
   - mancato completamento del passaggio delle competenze della sanità carceraria dall'amministrazione penitenziaria alle ASP (competenza regionale). E' emerso che Sparti si trovasse in cella collegato ad un ventilatore polmonare che lo costringeva a dormire appoggiato su di un tavolo perché non era collegabile al letto. Chiediamo, chi ne aveva la responsabilità medica?
   - mancata nomina da oltre sette mesi del Garante dei detenuti per la Sicilia. Il fatto è tanto più grave in quanto l'ufficio del Garante dipende direttamente dalla presidenza della regione Sicilia. Un efficiente ufficio del Garante avrebbe potuto dare migliore interazione con il magistrato di sorveglianza per condizioni di detenzione più adeguate come i domiciliari richiesti dai familiari. Ciò, sebbene, in questo caso, la difesa sembra aver esperito ogni possibile mezzo legale come la sospensione della pena o in subordine, la detenzione domiciliare.
Radicali Catania esprime piena solidarietà ai familiari di Nicola Spartì.

Indipendentemente dal fatto specifico però, anche solo le due menzionate inadempienze sono foriere di altre morti evitabili nelle carceri siciliane.
 
Chiediamo:
   - Che venga pienamente completato il passaggio della sanità penitenziaria alla competenza regionale (ASP) incrementando i livelli di assistenza. Troppe volte, purtroppo non solo in carcere, non vengono garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e questo caso sembra proprio uno di quelli.

   - Che venga ricostituita un'autorevole figura del garante regionale dei detenuti, oggi sminuita in carica onorifica inadeguata alla funzione, e che, a tale carica, venga nominata persona di comprovato indipendente impegno nella denuncia delle attuali degradanti condizioni delle carceri siciliane. Ciò anche perché, allo stato, esiste un ufficio del Garante che ci risulta consti di circa 15 dipendenti con tanto di dirigente ma che privo di alcuna guida politica è sostanzialmente paralizzato nelle proprie attività. Se tarda la nomina del garante, vorremmo sommessamente suggerire di chiudere l'ufficio e di trasferire tale qualificato personale ad altre mansioni. Ad esempio, nella rinnovata sanità penitenziaria regionale.
L'associazione Radicali Catania denuncia, in base ad informazioni raccolte direttamente, il persistere, in pressocché tutte le carceri siciliane, di condizioni detentive inumane e degradanti, e non sola per la violazione del limte di spazio di tre metri per detenuto, già di per sé tortura. Soprattutto per la mancata implementazione di misure atte a favorire il reinserimento dei detenuti (assoluta mancanza della funzione rieducativa della pena) e tutte quelle altre misure che possano concorrere ad una espiazione che non sia tortura. Eppure tutte le ricerche mostrano che la recidiva criminale varia notevolmente a seconda delle condizioni di detenzione e delle possibilità rieducative offerte.
Radicali Catania aspira a un sistema di sanzionamento penale nel quale la detenzione penitenziaria sia realmente residuale nel sistema della pena, sufficiente a mettere in condizioni di non nuocere il minor tempo possibile chi si trovi in uno stato di pericolosità per gl'altri.

L'associazione Radicali Catania aderisce al Satyagraha "abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni" invitando i propri iscritti e simpatizzanti ad un giorno di sciopero della fame collettivo fissato per giovedì 1 maggio per lottare contro queste condizioni carcerarie inumane e degradanti.

giovedì 24 aprile 2014

Vittoria ha pieno diritto a rettificare il suo sesso


L’associazione Radicali Catania sostiene la lotta di Vittoria affinché venga disposta dal Tribunale la rettifica del proprio atto di nascita anche in assenza di preventivo trattamento di chirurgia demolitiva-ricostruttiva. 

La lg 164 del 14 aprile 1982 “legittima una rettificazione di sesso anche in assenza di preventivo intervento chirurgico, in quanto prevede solo che debba essere autorizzato quando necessario,” quando cioè il soggetto viva “un atteggiamento conflittuale di rifiuto nei confronti dei propri organi genitali” mentre laddove “non sussista tale conflittualità non è necessario l’intervento chirurgico per consentire la rettifica dell’atto di nascita,” come afferma la decisione del Tribunale di Rovereto in data 3 maggio 2013. Tale sentenza si aggiunge a quelle del 1997, 2011 e 2012 del Tribunale di Roma.

Nei paesi dell’Unione europea le persone transgender che non si sono sottoposte a operazioni o trattamenti e che non si identificano, in tutto o in parte, col sesso all’anagrafe, si stima siano un milione e mezzo.

Regno Unito, Spagna, Portogallo, Germania, Austria sono paesi nei quali il riconoscimento giuridico dell’identità di genere non deve necessariamente dipendere dall’intervento demolitivo e ricostruttivo dei genitali, rispondendo così al pronunciamento 2003 la Corte europea dei diritti umani.

La storia di Vittoria conferma che “l’equilibrio psico-fisico della persona transessuale non implica necessariamente l’adeguamento chirurgico dei genitali, che al contrario spesso viene forzato dalla necessità di “regolarizzare” una situazione intermedia nella quale la persona transessuale e’ soggetta a stigmatizzazione sociale, discriminazione, privazione dei diritti fondamentali, tra cui il diritto alla riservatezza dei dati personali sensibili, quali quelli relativi alla salute ed alla vita sessuale. 

L’intervento chirurgico diviene in altri termini per alcune persone un “intervento forzato” in assenza del quale la persona e’ privata della dignità e dei diritti di cittadinanza”. (dalla proposta di legge presentata nel 2006 dai deputati Rosa nel pugno)

Radicali Catania esprime piena solidarietà alla ventitreenne catanese Vittoria che con la sua disponibilità a raccontare di sé pubblicamente e alla stampa si fa portavoce di molte persone che per motivi personali e sociali non riescono o possono farlo.